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Sottomessa al Piacere-Lo Shopping Perverso#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
27.10.2025    |    15.020    |    4 9.2
"Anche questa volta potrete leggere i pensieri estemporanei dei protagonisti e magari immaginarvi al loro posto..."
*** MICHELA ***

La mia performance non rimane inosservata; i miei mugolii gutturali, simili ai richiami ancestrali delle sirene di Ulisse, attirano gli altri commessi come falene verso una fiamma proibita. La scena diventa così elettrizzante che abbandonano ogni parvenza di professionalità, ogni velo di timidezza evaporato nell'aria carica di feromoni.

Un giovane commesso dai capelli corvini e mani affusolate da pianista infila le dita sotto la giacca , afferra il mio capezzolo destro, già turgido e sensibile come un bocciolo maturo e lo torce con crescente audacia, ruotandolo tra pollice e indice come se stesse sintonizzando una radio su una frequenza proibita.
Vorrei protestare, ma il mio corpo traditore si inarca come un arco teso, offrendomi ancora più pienamente a quelle attenzioni non richieste. Altre mani - calde, ruvide, impazienti - si intrufolano sotto il mio sedere esposto e trovano il plug metallico che mi riempie. Ci giocano con malizia adolescenziale, lo spingono più a fondo, lo ruotano di quarantacinque gradi, creandomi brividi elettrici che risalgono la colonna vertebrale come serpenti di piacere liquido.
I miei occhi, velati da una nebbia di lussuria involontaria, si posano sull'erezione pulsante che deforma i pantaloni grigi del commesso che mi tortura i capezzoli; la sua mano libera si muove ritmicamente sull'inguine, accarezzando la stoffa tesa, rendendo quel rigonfiamento ancora più evidente, più minaccioso.

Sono circondata da tre uomini come una preda in un cerchio di predatori affamati, mentre fuori dalla vetrina ce ne sono altri che mi fissano con occhi famelici, smartphone sollevati catturano e immortalano la mia perversione pubblica con flash indiscreti. Gemo sempre più forte, ansimi che si trasformano in piccoli gridi acuti, e questo indispettisce visibilmente la mia padrona che, con voce tagliente come una lama di ghiaccio, intima la fine immediata dello spettacolo.

Come soldatini ben addestrati, i commessi si fermano all'istante e si allontanano con riluttanza evidente, lasciandomi ansimante, tremante, con la pelle arrossata e ipersensibile. Tutte quelle mani invasive che mi esploravano dentro, quelle che torturavano i miei capezzoli fino a farli bruciare, quelle che giocavano col plug anale, tornano disciplinatamente a svolgere il loro lavoro, selezionando con finta indifferenza professionale gli articoli di lusso che Daniela indica con dito imperioso.

Daniela sceglie due paia di stivali a mezza coscia - uno rosso vermiglio come sangue fresco, l'altro verde smeraldo lucido - e un paio di sandali gladiatore con sottili cinghie di pelle che serpeggiano fino alle ginocchia come catene dorate. Per sé, seleziona stivali neri di vernice che riflettono la luce come specchi liquidi, provandoli con la minigonna sollevata fino alla vita, rivelando deliberatamente la sua intimità depilata e il plug anale che cattura ogni raggio di luce del negozio.
Il commesso, con pupille dilatate e respiro affannoso, tenta di avvicinarsi, ma lei lo fulmina con uno sguardo glaciale: «Non sei degno nemmeno di respirare la mia aria!»

Mi alzo barcollante sulle gambe tremanti, mi giro verso lo specchio a figura intera, la giacca si solleva rivelando ogni centimetro della mia nudità - i passanti sulla strada si fermano, ridono, puntano i telefoni, immortalando la mia vergogna. L'umiliazione mi pulsa nelle vene come un veleno dolcissimo, il desiderio mi strangola la gola. Usciamo, Patrizia e Luciana cariche di scatole come bestie da soma, mentre il mio corpo brucia come se fossi stata immersa in benzina e incendiata - questa è la mia nuova esistenza da schiava di lusso.

Torniamo in formazione, io accanto alla mia padrona, loro di dietro. Ogni passo che faccio fa disperdere nell’ aria l’odore delle mia eccitazione che mi segue come un'ombra fedifraga mentre usciamo, marchiando ogni passo, il piacere umido che segna la pelle come un tatuaggio invisibile. Patrizia e Luciana, appesantite dalle scatole, catturano ogni mia vergogna con sguardi avidi.

Neanche dieci minuti dopo l'ultima umiliazione e Daniela si ferma nuovamente davanti ad un negozio dalla vetrina color crema orlata d'oro.
Entriamo in una boutique di intimo femminile, un santuario di sensualità con luci ambrate che accarezzano i pizzi francesi come dita di amanti invisibili, scaffali di noce scuro lucidato a mano carichi di guepière dal taglio vittoriano, bustini con stecche d'avorio e calze di seta a 15 denari - ogni capo un invito scritto al peccato carnale che mi fa fremere fino al midollo.
Specchi ovali in cornice d'argento antico riflettono impietosamente la mia figura da troia esposta, la giacca che ondeggia come una tenda teatrale esponendo la pelle arrossata e fremente. L'aria profuma di lavanda provenzale e tessuto appena scartato, ma il mio fragore peccaminoso, denso e animale, sovrasta tutto come una nuvola invisibile che mi segue.

Daniela chiede alla commessa – una tipa sui venticinque con capelli platino tagliati asimmetricamente e un minuscolo cerchietto d'argento che attraversa il labbro inferiore carnoso, occhi verde giada con un'aria da ribelle curiosa ma esperta - uno stringi-vita e tre paia di calze da reggicalze non autoreggenti a trama fitta. La ragazza annuisce lentamente, squadrandomi dalla testa ai piedi come un'esperta di carne femminile, e ci guida in un camerino nascosto dietro pesanti tende di velluto nero che scivolano sulle mie spalle nude.

«Togliti la giacca, subito,» ordina Daniela, con una voce bassa e tagliente che mi fa rabbrividire di obbedienza cieca e immediata. Resto in guepière, calze e tacchi , mentre il plug anale vibra dentro di me come un motore stanco e affamato. La commessa torna con uno stringi-vita nero lucido misura 2, progettato per schiacciare la vita fino a renderla minuscola e spingere verso l'alto il mio seno quarto abbondante - un'esplosione di carne bianca imminente.

Daniela le chiede di provarmelo personalmente, e le sue dita affusolate con unghie laccate di nero opaco sfiorano, accarezzano il mio seno già sensibile e gonfio, i capezzoli si induriscono come piccole gemme rosate sotto il suo tocco esperto. Gemo involontariamente, il sangue mi sale alle guance in un'ondata rovente, le gambe tremano come foglie in una tempesta - un piacere proibito che mi fa pensare con ironia distaccata: «Grazie per il servizio extra, universe».
Le sue mani però non si limitano ad aiutarmi professionalmente, si soffermano deliberatamente sui miei seni pesanti e il tocco delicato ma insistente mi fa esplodere i capezzoli in punte dolorosamente turgide, mentre lei, che intuisco essere bisessuale dal modo in cui le pupille le dilatano osservandomi, apprezza visibilmente la mia reazione animale e incontrollata.

Daniela si piazza dietro di me, il suo profumo mi avvolge come una nuvola tossica. Il suo ginocchio preme sul plug metallico spingendolo fino a farmi sentire ogni millimetro della sua forma fredda.

«Ti prego, no!» urlo con voce spezzata, mentre un'ondata di dolore-piacere mi inarca la schiena come un arco teso al limite. La commessa osserva la scena con occhi sgranati, le pupille dilatate come pozzi neri, il respiro accelerato che le solleva il petto in rapidi sussulti - eccitata dalla mia umiliazione, eh? Le sue dita sottili, con unghie laccate di nero opaco, sfiorano la mia fioritura umida e pulsante, ancora aperta e vulnerabile dal fisting brutale di stamattina.

«Non resisto... no... no...» balbetto con labbra tremanti, ma il mio corpo traditore si arrende completamente, il clitoride ipersensibile e gonfio che risponde al suo tocco delicato come un animale ammaestrato. L'umiliazione di essere esposta così, sotto gli occhi predatori di Daniela, mi brucia la pelle come acido - che schiava patetica e senza dignità sono diventata.

«Noto che ti piace quello che vedi, suppongo che vuoi sentire quanto la mia schiava è bagnata, giusto?» sussurra Daniela alla commessa con voce vellutata e seducente, le labbra rosse che si curvano in un sorriso crudele. La ragazza annuisce, le guance si tingono di un rosso acceso, mentre le sue dita scivolano dentro di me con facilità oscena. Appena affonda fino alle nocche nella mia carne cedevole, «ELENA» un urlo acuto come vetro infranto turba la quiete ovattata del negozio.

Una voce femminile da qualche parte nel labirinto di scaffali richiama la commessa, che arrossisce istantaneamente fino alla radice dei capelli platino, come una bambina sorpresa con le dita nella Nutella. Daniela sospira teatralmente, le sopracciglia perfettamente disegnate che si aggrottano in una smorfia di disappunto per l'interruzione non programmata del nostro spettacolo perverso. La commessa abbandona la mia intimità e torna a fare il suo lavoro.

*** ELENA ***

« Ti piace quello che vedi?»

Le parole di Daniela mi colano nella spina dorsale come cera bollente, si solidificano, diventano ossa nuove.

Michela è lì, nuda, la giacca un mucchietto dimenticato sul marmo. Il plug vibra dentro di lei, un battito meccanico che le fa tremare le cosce come corde di violino. Io tengo il corsetto nero lucido tra le dita: misura 2, una prigione di satin e stecche. Schiacciala! Falla mia!

Mi avvicino. Il mio respiro le sfiora il collo prima ancora delle mani. Le prendo i seni, pesanti, caldi, già gonfi di desiderio. Li sollevo, li schiaccio dentro le coppe rigide. I capezzoli sono due perle di fuoco; li pizzico, li torco, li sento indurirsi sotto i polpastrelli come se implorassero. Lei geme, un suono spezzato, umido, che mi si attacca alla lingua.

«Più stretto.»

Daniela è dietro di me, il suo profumo di cuoio e vaniglia mi avvolge. Tiro i lacci. Le stecche mordono la carne. La vita di Michela si restringe, si piega, diventa un pugno di carne calda che pulsa sotto le mie dita. Ogni nodo è un respiro che le strappo. Ogni buco che salto è un singhiozzo che le infilo in gola. Il suo seno si gonfia, preme contro il bordo, trabocca come latte versato.

Le mie mani scivolano.

Sotto il corsetto, sotto la scusa del fitting, trovano la sua figa spalancata. È calda, viscida, affamata. Infilo due dita. Tre. Quattro. Il pollice preme sul clitoride turgido, lo strofina in cerchi lenti, crudeli. Lei si inarca, il plug vibra contro il mio polso, mi trasmette il suo battito.

Penso :« Osa di più.»

Daniela mi spinge il ginocchio tra le scapole. Michela urla. Io spingo. Le nocche entrano. Il pugno entra. Sento le sue pareti vellutate stringermi, succhiarmi, implorarmi. È un calore liquido, un’onda che mi sale dal polso al gomito, mi bagna le cosce.

Il suo odore, muschio, sudore, desiderio, mi riempie le narici. Le lecco il collo, assaggio il sale della sua umiliazione. Le mordo il lobo, sussurro: «Vieni per me, cagna.»

«ELENA!»

La voce della capo mi colpisce come una lama. Mi ritraggo di scatto, le dita grondanti, il cuore che mi esplode nel petto. Daniela sospira, teatrale, ma i suoi occhi brillano.


--- CONTINUA ---

*** NOTE ***

Una giornata intensa, piena di Eros e Pathos. Questa parte del racconto è diventato un film perverso guidato dalla mia immaginazione. La storia che mi ha raccontato Daniela è il percorso di una metamorfosi che ha stimolato la depravazione della mia anima. Anche questa volta potrete leggere i pensieri estemporanei dei protagonisti e magari immaginarvi al loro posto. Il racconto di questa giornata è diviso in 6 capitoli, così che possiate riprendere fiato e metabolizzare gli eventi.

La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!

Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!

Permettetemi di ricordarvi:

- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.

- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.

Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?

Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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